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© Gabriele Vitella

Un blog che vuol essere un caffè con le Muse.

S
enza l’Arte non potremmo essere vivi.


 
27 ottobre 2020

 
  Francobollo
sulla missiva
 
 

 

È passato parecchio dal precedente post.

D’altronde, questo è un blog, e viene aggiornato solo di tanto in tanto, ovviamente senza alcuna periodicità.

Aspetto solo che qualche elemento interessante colpisca la mia attenzione.

E nel frattempo, è successo di tutto.

Siamo di nuovo in lockdown. Parziale, questa volta. Ma le chiusure delle attività sono state decise in modo (a mio modestissimo avviso) piuttosto nebuloso.

L’ultimo dpcm, poi, ha segnatamente chiuso cinema e teatri. Per un mese? Forse. Io credo che questa “pausa” (chiamiamola così) sarà molto più lunga, nonostante le tante rassicurazioni.

Ecco, il settore dello spettacolo è uno di quelli (assieme alla ristorazione e non solo) che ha pagato il prezzo più alto di questa pandemia.

I teatri sono stati tra i luoghi più sicuri di tutto il Paese. Eppure chiudono. Un solo contagio, dall’inizio della crisi sanitaria.

Inevitabile la protesta dei lavoratori del settore, a cui va tutta quanta la mia solidarietà. Perché di Cultura e spettacolo questo Paese vive. Ha sempre vissuto. È stato, nei secoli, un faro per il mondo intero.

Leggo, su un noto quotidiano nazionale, che l’attuale Ministro della Cultura pensa che coloro i quali stanno protestando non abbiano percepito la gravità della crisi sanitaria.

Di seguito, lancia un appello alle televisioni, affinché acquistino programmi culturali e spettacoli.

Per quale motivo? Devo supporre che questo tipo di manovra rappresenti la soluzione provvisoria allo stato delle cose.

Cinema e teatri chiusi, l’offerta culturale si ridurrebbe ad una serie di programmi registrati per i quali i singoli interpreti hanno (con ogni probabilità) ceduto i diritti di trasmissione e replica all’atto della stipula di un contratto d’ingaggio e per cui non percepiranno alcun compenso.

“Come voleva la prassi” scriverebbe Camilleri.

Se è una soluzione questa, allora il rimedio è peggiore del male.

Dobbiamo tutelare gli operatori della Cultura. Non proporre una minestrina riscaldata in stile Techetechetè, che ogni santa estate fa il pieno nei palinsesti, ché tanto non c’è nient’altro da vedere in tv, se non repliche delle passate stagioni.

Forse non avremo compreso la gravità della situazione sanitaria, ma il titolare del Dicastero avrebbe dovuto trovare una soluzione maggiormente consona alla durezza del periodo.

D’altronde, queste mie brevi note sono solo un francobollo alla missiva che migliaia di Italiani stanno spedendo, in silenziosa protesta, all’intero Esecutivo prima di recarsi alle urne nei tempi stabiliti.

 

 
  Gabriele Vitella
 
     



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