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 Appunti di cultura giuridica

 

 

 

 

 

La punibilità dei minori

tra Costituzione e percezione collettiva
 

Riflessioni sulla responsabilità e sulle derive della legislazione minorile

 




























CAPITOLO 6

 

Populismo penale e legislazione reattiva: la trasformazione dell’emergenza in tecnica normativa

Il passaggio dalla cronaca alla norma rappresenta uno dei momenti più critici nella costruzione della politica penale contemporanea. In tale passaggio si manifesta con particolare evidenza ciò che la dottrina ha definito populismo penale: un insieme di pratiche legislative e discorsive che assumono la domanda di sicurezza, così come mediata dalla percezione collettiva, quale criterio primario di intervento normativo. Nel campo della giustizia minorile, questo fenomeno assume tratti specifici, poiché incide su un settore tradizionalmente orientato alla protezione e alla rieducazione, alterandone progressivamente l’assetto.

La legislazione reattiva si caratterizza, in primo luogo, per una temporalità compressa. Il fatto di cronaca, elevato a simbolo di una crisi più ampia, genera una pressione immediata sull’agenda politica, alla quale il legislatore risponde con proposte di riforma presentate come urgenti e non differibili. In questo contesto, il tempo della riflessione sistematica viene percepito come un ostacolo, mentre l’intervento rapido diventa un valore in sé. Il diritto penale, tuttavia, è un ambito nel quale la fretta costituisce un fattore di rischio strutturale, poiché le norme incidono su equilibri complessi e producono effetti di lungo periodo.

Un secondo tratto distintivo del populismo penale è la semplificazione del nesso causale tra norma e sicurezza. La riduzione dell’età della punibilità, l’inasprimento delle sanzioni o l’estensione delle misure cautelari vengono presentati come strumenti idonei a prevenire comportamenti devianti, senza che tale affermazione sia supportata da un’analisi empirica rigorosa. La promessa implicita è che l’anticipazione della risposta penale produca un effetto deterrente immediato. Tuttavia, nel caso dei minori, questa promessa si scontra con le acquisizioni consolidate della criminologia, che mettono in dubbio la capacità deterrente della pena in età evolutiva.

La retorica dell’emergenza svolge, in questo quadro, una funzione legittimante. L’uso ricorrente di espressioni quali “allarme sociale”, “escalation di violenza” o “perdita di controllo” contribuisce a costruire un clima nel quale le garanzie appaiono come ostacoli alla sicurezza, piuttosto che come elementi costitutivi dello Stato di diritto. In tale clima, la giustizia minorile viene spesso rappresentata come un sistema eccessivamente indulgente, incapace di rispondere a comportamenti percepiti come sempre più gravi e precoci.

Questo tipo di rappresentazione produce un duplice effetto. Da un lato, delegittima il modello vigente, oscurandone i risultati positivi e le ragioni storiche e costituzionali. Dall’altro, crea le condizioni per l’accettazione sociale di riforme che, in un contesto diverso, apparirebbero problematiche o addirittura incompatibili con i principi fondamentali dell’ordinamento. La riduzione della soglia di imputabilità, in particolare, viene presentata come una misura di buon senso, quasi una risposta inevitabile a un mutamento dei comportamenti giovanili.

È importante osservare come il populismo penale operi non solo sul piano delle scelte normative, ma anche su quello del linguaggio giuridico. Le proposte di riforma tendono a utilizzare categorie vaghe e suggestive, che sfuggono a una definizione tecnica rigorosa. Termini come “responsabilità anticipata” o “colpevolezza attenuata” vengono impiegati per mascherare un ampliamento dell’area della punibilità, attenuandone la percezione di gravità. Questo slittamento lessicale contribuisce a rendere meno visibili le implicazioni costituzionali delle riforme proposte.

Nel caso della giustizia minorile, la legislazione reattiva si innesta su una tensione preesistente tra funzione educativa e funzione di controllo. Il minore, già percepito come soggetto vulnerabile, viene progressivamente ridefinito come potenziale minaccia, soprattutto quando appartiene a contesti sociali marginali. In tale ridefinizione, la risposta penale assume una funzione di gestione del rischio, piuttosto che di accompagnamento educativo. La pena anticipata diventa uno strumento di neutralizzazione simbolica, volto a rassicurare l’opinione pubblica più che a incidere sulle cause profonde della devianza.

Un ulteriore elemento critico è rappresentato dalla frammentazione normativa. Le riforme ispirate a logiche emergenziali tendono a intervenire per addizioni successive, senza una visione organica del sistema. Ne derivano norme che si sovrappongono a istituti esistenti, creando incertezze applicative e tensioni interpretative. Nel contesto minorile, questa frammentazione rischia di compromettere la coerenza di un sistema che richiede, per funzionare, stabilità e chiarezza di obiettivi.

La dottrina ha evidenziato come il populismo penale produca, nel medio periodo, un effetto paradossale: l’aumento delle aspettative di sicurezza, non soddisfatte dai risultati concreti, alimenta ulteriori richieste di inasprimento. Si innesca così una spirale nella quale il diritto penale viene progressivamente caricato di funzioni che non è in grado di assolvere, mentre le politiche sociali ed educative restano sullo sfondo. Nel caso dei minori, tale spirale è particolarmente pericolosa, poiché incide su percorsi di vita ancora aperti e potenzialmente reversibili.

In questo contesto, la resistenza del diritto penale ai richiami dell’emergenza assume un valore istituzionale. Non si tratta di negare l’esistenza di problemi reali o di minimizzare la gravità di taluni comportamenti, ma di riaffermare la necessità di una risposta coerente con i principi costituzionali e con le evidenze empiriche. La giustizia minorile, per la sua natura, rappresenta un banco di prova particolarmente sensibile della capacità dell’ordinamento di mantenere tale coerenza.

Questo capitolo ha inteso analizzare le dinamiche attraverso cui il populismo penale e la legislazione reattiva incidono sul dibattito relativo alla punibilità dei minori, trasformando l’emergenza percepita in tecnica normativa. Nel capitolo successivo, l’attenzione si sposterà sull’analisi puntuale delle proposte di abbassamento dell’età della punibilità emerse nel periodo recente, per valutarne la compatibilità con il quadro costituzionale e sovranazionale delineato.

 


Note

  1. L. Ferrajoli, Diritto e ragione, Roma-Bari, ult. ed.; M. Donini, Populismo penale e crisi della legalità, Milano, 2019.

  2. G. Fiandaca – E. Musco, Diritto penale. Parte generale, ult. ed., capitoli sulla funzione della pena e sui limiti dell’intervento penale.

  3. D. Garland, The Culture of Control, Oxford, 2001; A. Pavarini, Il populismo penale, Bologna, 2010.

  4. A. Baratta, Criminologia critica e critica del diritto penale, Bologna, 2012.

 

 


 

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