CAPITOLO 8
L’analisi comparata: soglie di imputabilità, modelli di
intervento ed esiti empirici
Il ricorso
alla comparazione costituisce uno snodo imprescindibile nel
dibattito sulla punibilità dei minori, poiché consente di
verificare se le soluzioni invocate nel contesto nazionale
trovino riscontro in esperienze straniere e, soprattutto, quali
siano gli effetti sistemici prodotti da differenti scelte di
politica penale. In questa prospettiva, l’analisi comparata non
assume una funzione imitativa, ma svolge un ruolo critico, volto
a mettere in luce la relazione tra assetti normativi, modelli di
intervento e risultati empiricamente osservabili.
Un primo
dato che emerge con chiarezza è l’assenza di un modello uniforme
a livello internazionale. Le soglie di imputabilità variano
sensibilmente tra gli ordinamenti, ma tale variabilità non si
traduce automaticamente in differenze proporzionali nei livelli
di criminalità minorile o di sicurezza collettiva. Ciò che
appare determinante, piuttosto, è il contesto complessivo in cui
la soglia si inserisce: il tipo di risposta istituzionale, la
qualità delle strutture educative, la capacità di prevenzione e
di intervento precoce.
Nel panorama europeo continentale, il modello
tedesco rappresenta un punto di riferimento significativo. La
soglia di imputabilità è fissata a quattordici anni, ma il
sistema dello
Jugendstrafrecht si
caratterizza per una forte integrazione tra dimensione penale ed
educativa. Anche oltre la soglia di imputabilità, la risposta
resta prevalentemente orientata alla responsabilizzazione e al
reinserimento, con un uso molto limitato della detenzione.
L’esperienza tedesca mostra come la stabilità della soglia,
unita a un investimento strutturale in politiche educative e
sociali, sia associata a tassi di recidiva relativamente
contenuti. In questo modello, l’anticipazione della punibilità
non è considerata una leva centrale della politica di sicurezza.
La Francia
offre un quadro più articolato e, per certi versi, ambivalente.
La responsabilità penale può essere riconosciuta a partire dai
tredici anni, ma il sistema è caratterizzato da una forte
discrezionalità giudiziale e da un crescente ricorso a strumenti
repressivi, soprattutto negli ultimi anni. Le riforme più
recenti, motivate da esigenze di ordine pubblico, hanno
rafforzato l’uso di misure coercitive, alimentando un dibattito
critico sulla compatibilità di tali scelte con i principi di
tutela dell’infanzia. I dati disponibili non indicano, tuttavia,
una riduzione significativa della criminalità minorile
riconducibile a tali inasprimenti, mentre emergono segnali di
aumento della stigmatizzazione e della recidiva in specifiche
fasce sociali.
Il caso
del Regno Unito, e in particolare di Inghilterra e Galles, è
spesso richiamato nel dibattito pubblico per la soglia di
imputabilità particolarmente bassa, fissata a dieci anni. Questo
modello è frequentemente presentato come esempio di fermezza, ma
l’analisi empirica restituisce un quadro problematico.
L’ingresso molto precoce nel sistema penale è associato a
elevati tassi di recidiva e a una forte marginalizzazione dei
minori coinvolti. Numerosi studi hanno evidenziato come la
risposta punitiva anticipata non abbia prodotto gli effetti
deterrenti attesi, ma abbia piuttosto consolidato percorsi di
devianza. In questo contesto, la soglia bassa appare più come un
fattore di rischio che come uno strumento di prevenzione.
Di segno
opposto sono le esperienze dei Paesi scandinavi, nei quali la
soglia di imputabilità è generalmente fissata a quindici o
sedici anni. In questi ordinamenti, la risposta alla devianza
minorile è affidata in larga misura a interventi di welfare, a
politiche educative inclusive e a sistemi di giustizia
riparativa. Il ricorso al diritto penale è residuale e
fortemente circoscritto. I risultati in termini di recidiva e di
reinserimento sociale sono spesso indicati come tra i più
positivi nel contesto europeo, a conferma del fatto che una
soglia più elevata, se inserita in un sistema coerente di
intervento, non compromette la sicurezza collettiva.
L’esperienza canadese offre ulteriori elementi di riflessione.
Pur prevedendo una soglia di imputabilità relativamente bassa,
il sistema canadese si caratterizza per un forte orientamento
alla diversion e alla responsabilizzazione extra-penale. La
Youth Criminal Justice Act pone l’accento sulla riduzione del
ricorso alla custodia e sull’uso di misure comunitarie. Anche in
questo caso, l’efficacia del sistema non deriva tanto dalla
soglia in sé, quanto dalla capacità di limitare l’ingresso dei
minori nel circuito penale e di offrire risposte proporzionate e
flessibili.
Dall’analisi comparata emerge, dunque, un dato costante:
l’abbassamento della soglia di imputabilità non costituisce, di
per sé, una soluzione efficace al problema della devianza
minorile. Gli ordinamenti che hanno anticipato la punibilità
senza un corrispondente rafforzamento delle politiche educative
e sociali non hanno registrato miglioramenti significativi in
termini di sicurezza, mentre hanno spesso dovuto fronteggiare un
aumento della recidiva e della marginalizzazione. Al contrario,
i sistemi che mantengono soglie più elevate e investono in
interventi preventivi e rieducativi mostrano una maggiore
capacità di incidere sulle traiettorie di vita dei giovani
coinvolti.
Un
ulteriore aspetto rilevante riguarda la stabilità normativa. Gli
ordinamenti più efficaci sono quelli che hanno resistito alle
pressioni emergenziali, evitando modifiche frequenti e
frammentarie delle soglie di imputabilità. La stabilità consente
agli operatori di costruire prassi consolidate e ai minori di
confrontarsi con un sistema prevedibile, elemento essenziale per
qualsiasi percorso di responsabilizzazione. Al contrario, le
riforme ripetute e reattive tendono a generare incertezza e a
indebolire la credibilità delle istituzioni.
In
conclusione, la comparazione non offre argomenti a sostegno
dell’abbassamento generalizzato dell’età della punibilità. Essa
mostra piuttosto che la qualità del sistema di giustizia
minorile dipende da un insieme di fattori strutturali, nei quali
la soglia di imputabilità svolge una funzione di garanzia, ma
non rappresenta la variabile decisiva. Utilizzare esperienze
straniere come giustificazione per interventi punitivi
anticipati significa estrapolare singoli elementi da contesti
complessi, tradendo il senso stesso della comparazione
giuridica.
Questo capitolo ha inteso
collocare il dibattito italiano in una prospettiva più ampia,
mostrando come le scelte in materia di punibilità minorile
debbano essere valutate alla luce degli esiti concreti prodotti
in altri ordinamenti. Nel capitolo successivo, l’analisi si
sposterà sul contributo delle neuroscienze e della psicologia
dello sviluppo, per verificare in che modo le acquisizioni
scientifiche interagiscano con il concetto giuridico di
colpevolezza.
Note
-
Sull’esperienza tedesca, v. T.
Weigend,
Juvenile Justice in Germany,
in
Crime and Justice,
2011.
-
Per il modello francese e le
recenti riforme, cfr. J. Pradel,
Droit pénal des mineurs,
Paris, ult. ed.
-
Sul sistema inglese e gallese, v.
A. Goldson – J. Muncie,
Youth Crime and Justice,
London, 2015.
-
Per i Paesi scandinavi, cfr. T.
Lappi-Seppälä,
Juvenile Justice in Scandinavia,
in
Journal of Scandinavian Studies
in Criminology and Crime Prevention,
2014.
-
Sul Canada, v. N. Bala,
Youth Criminal Justice Law,
Toronto, ult. ed.
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