CAPITOLO
11
Tutela delle vittime e sicurezza collettiva: oltre il
falso antagonismo con le garanzie
Il dibattito
sulla punibilità dei minori è spesso costruito attorno a una
contrapposizione rigida tra tutela delle vittime e salvaguardia
delle garanzie riconosciute ai soggetti in età evolutiva. In
questa rappresentazione, l’attenzione alle esigenze educative
del minore viene percepita come un indebito sacrificio dei
diritti della persona offesa e, più in generale, della sicurezza
collettiva. Tale contrapposizione, tuttavia, si fonda su una
semplificazione concettuale che non regge a un’analisi
sistematica del diritto penale e delle sue funzioni.
Sul piano
giuridico, la tutela delle vittime non è un obiettivo
alternativo alle garanzie, ma parte integrante di un sistema di
giustizia equilibrato. La protezione della persona offesa non si
esaurisce nella severità della sanzione inflitta all’autore del
reato, ma comprende una pluralità di strumenti volti a
riconoscere il danno subito, a favorire la riparazione e a
prevenire la reiterazione delle condotte lesive. In questo
senso, l’idea che l’anticipazione della punibilità costituisca
una risposta più adeguata alle esigenze delle vittime appare
riduttiva e, in molti casi, fuorviante.
Nel
contesto della giustizia minorile, la centralità della vittima
si declina in forme specifiche, che tengono conto della duplice
esigenza di riconoscere il pregiudizio subito e di evitare che
la risposta dell’ordinamento produca ulteriori danni sociali. La
funzione rieducativa della pena, lungi dall’essere un privilegio
concesso al minore, rappresenta uno strumento di prevenzione
speciale, orientato a ridurre il rischio di recidiva e, dunque,
a tutelare la collettività nel medio e lungo periodo. Trascurare
questa dimensione significa confondere la soddisfazione
simbolica immediata con l’effettiva protezione dei beni
giuridici.
La ricerca
criminologica ha mostrato come i sistemi orientati
prevalentemente alla repressione producano risultati modesti sul
piano della riduzione della recidiva, soprattutto in età
evolutiva. Al contrario, gli interventi che combinano
responsabilizzazione, sostegno educativo e coinvolgimento della
comunità risultano più efficaci nel modificare le traiettorie di
comportamento. Da questo punto di vista, la tutela delle vittime
e la protezione della collettività non vengono compromesse
dall’adozione di modelli non punitivi, ma ne risultano
rafforzate.
Un ruolo
crescente in questo ambito è svolto dagli strumenti di giustizia
riparativa, che consentono di superare la logica binaria
colpevole–punito per aprire spazi di riconoscimento del danno e
di responsabilizzazione attiva dell’autore. Nei procedimenti
minorili, tali strumenti assumono un significato particolare,
poiché permettono di coinvolgere il minore in un percorso di
comprensione delle conseguenze delle proprie azioni, senza
ricorrere a meccanismi stigmatizzanti. La vittima, a sua volta,
può ottenere un riconoscimento più diretto del torto subito e,
in alcuni casi, una forma di riparazione simbolica o materiale
più significativa della mera condanna penale.
È
importante sottolineare che la giustizia riparativa non si
configura come alternativa assoluta alla risposta penale, ma
come sua integrazione. Essa presuppone il consenso delle parti e
l’adeguatezza del caso concreto, e non può essere applicata
indiscriminatamente. Tuttavia, la sua diffusione nei sistemi di
giustizia minorile testimonia la possibilità di conciliare
tutela delle vittime e attenzione alle esigenze educative, senza
ricorrere all’anticipazione della punibilità.
Un
ulteriore elemento di riflessione riguarda la sicurezza
collettiva. La riduzione dell’età della punibilità viene spesso
presentata come strumento di rafforzamento della sicurezza, ma
tale affermazione non trova riscontro univoco nei dati empirici.
La sicurezza non è il prodotto immediato della severità della
risposta penale, bensì il risultato di politiche integrate che
includono prevenzione, inclusione sociale e funzionamento
efficace delle istituzioni educative. In questo quadro, la
giustizia minorile svolge una funzione preventiva fondamentale,
intervenendo prima che la devianza si cristallizzi in forme di
criminalità adulta.
La
retorica dell’antagonismo tra vittime e garanzie tende inoltre a
occultare un aspetto cruciale: molte vittime di reati commessi
da minori appartengono allo stesso contesto sociale degli
autori. Quartieri marginali, contesti scolastici fragili e
ambienti familiari problematici producono, spesso, una
sovrapposizione tra ruoli di vittima e autore. In tali
situazioni, una risposta esclusivamente punitiva rischia di
aggravare le fratture sociali, senza offrire una reale
protezione a chi subisce il reato.
Sotto il
profilo costituzionale, l’idea di sacrificare le garanzie in
nome della tutela delle vittime appare difficilmente
sostenibile. Le garanzie non sono un ostacolo alla sicurezza, ma
una condizione della sua legittimazione. Un sistema che rinuncia
ai principi di personalità della responsabilità, proporzionalità
e finalità rieducativa per rispondere a esigenze contingenti
rischia di produrre insicurezza giuridica e di minare la fiducia
nelle istituzioni. In questo senso, la tutela delle vittime non
può essere perseguita attraverso scorciatoie punitive, ma
richiede un rafforzamento complessivo del sistema di giustizia.
Questo capitolo ha inteso
mostrare come la contrapposizione tra tutela delle vittime e
garanzie del minore sia, in larga misura, un falso problema. La
sicurezza collettiva e il riconoscimento dei diritti della
persona offesa trovano una base più solida in modelli di
intervento coerenti con i principi costituzionali e con le
evidenze empiriche, piuttosto che nell’anticipazione della
punibilità. Nel capitolo successivo, l’analisi si concentrerà
sulla crisi delle agenzie educative e istituzionali, per
comprendere come tale crisi alimenti la domanda di soluzioni
penali e, al contempo, ne riveli i limiti strutturali.
Note
-
Sulla funzione preventiva della
giustizia minorile, v. A. Pavarini,
La prevenzione nel sistema penale
minorile, Bologna,
2010.
-
Sul rapporto tra tutela delle
vittime e giustizia riparativa, cfr. H. Zehr,
The Little Book of Restorative
Justice, New York,
2015.
-
L. Ferrajoli,
Principia iuris,
Roma-Bari, 2007, in particolare sulla relazione
tra garanzie e sicurezza.
-
Sulla recidiva minorile e
l’efficacia degli interventi educativi, v. D.
Farrington,
Integrated Developmental and
Life-Course Theories of Offending,
New Brunswick, 2005.
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