CAPITOLO
12
La crisi delle agenzie educative e il vuoto istituzionale:
quando il penale diventa supplenza
L’insistenza
contemporanea sulla punibilità dei minori e sull’anticipazione
della risposta penale non può essere compresa se isolata dal
contesto più ampio di progressiva crisi delle agenzie educative
e sociali chiamate, in via primaria, a presidiare i processi di
crescita e di integrazione. Famiglia, scuola, servizi sociali e
territorio costituiscono, nell’architettura costituzionale e
ordinamentale, i luoghi deputati alla prevenzione del disagio e
alla costruzione della responsabilità. Quando tali luoghi si
indeboliscono o vengono lasciati privi di risorse, il diritto
penale tende a essere investito di una funzione sostitutiva che
non gli è propria.
La famiglia
rappresenta il primo spazio di socializzazione e di
apprendimento delle regole. Tuttavia, la sua capacità di
svolgere tale funzione è oggi profondamente differenziata, in
ragione di fattori economici, culturali e relazionali.
Precarietà lavorativa, marginalità abitativa, isolamento sociale
e fragilità psicologiche incidono in modo diretto sulle
possibilità educative dei nuclei familiari. In questo quadro,
attribuire alla famiglia una responsabilità esclusiva per le
condotte devianti dei minori significa ignorare il carattere
strutturale di molte condizioni di vulnerabilità, trasformando
un problema sociale in una colpa individuale.
La scuola,
a sua volta, è chiamata a svolgere una funzione non solo
istruttiva, ma anche formativa e inclusiva. Negli ultimi anni,
tuttavia, essa è stata progressivamente caricata di compiti
crescenti, senza un corrispondente rafforzamento delle risorse.
Classi sovraffollate, carenza di personale specializzato,
riduzione dei servizi di supporto psicopedagogico e difficoltà
di coordinamento con il territorio limitano la capacità
dell’istituzione scolastica di intercettare precocemente
situazioni di disagio. In tali condizioni, la scuola rischia di
diventare un luogo di mera gestione dell’emergenza, incapace di
incidere sulle dinamiche che alimentano la devianza.
Particolarmente significativo è il ruolo dei servizi sociali e
dei servizi minorili, che costituiscono il punto di snodo tra
intervento educativo e risposta giudiziaria. La loro funzione è
essenziale per la costruzione di percorsi individualizzati,
capaci di coniugare controllo e sostegno. Tuttavia, la cronica
insufficienza di risorse umane e finanziarie compromette spesso
l’effettività di tali interventi. La riduzione degli organici,
l’elevato turnover e la frammentazione delle competenze
territoriali producono discontinuità che incidono direttamente
sull’efficacia del sistema di giustizia minorile.
Il
territorio, inteso come insieme di spazi urbani, servizi
culturali e opportunità di partecipazione, rappresenta un
ulteriore fattore determinante. In molti contesti, soprattutto
nelle periferie urbane e nelle aree a maggiore deprivazione
socioeconomica, l’assenza di presidi educativi e aggregativi
favorisce forme di socializzazione informale che possono
sfociare in comportamenti devianti. La devianza minorile, in
questi casi, non è il risultato di una scelta individuale
isolata, ma l’esito di un ambiente povero di alternative. La
risposta penale, se non accompagnata da interventi sul contesto,
rischia di colpire l’effetto senza incidere sulla causa.
In questo
scenario, il diritto penale viene spesso chiamato a colmare un
vuoto lasciato da politiche sociali insufficienti.
L’anticipazione della punibilità o l’inasprimento delle misure
applicabili ai minori assumono così una funzione di supplenza
simbolica: esse danno l’impressione di un intervento deciso, ma
non affrontano le radici del problema. Il penale diventa il
luogo in cui si concentrano aspettative che dovrebbero essere
distribuite tra più livelli istituzionali, con il risultato di
un sovraccarico funzionale e di una perdita di efficacia.
La
trasformazione del diritto penale in strumento di supplenza
comporta conseguenze rilevanti anche sul piano della
legittimazione. Quando la risposta repressiva viene utilizzata
per compensare carenze strutturali, essa tende a perdere il
proprio carattere di extrema ratio e a normalizzarsi come
modalità ordinaria di gestione del disagio. Questo processo
produce una dilatazione dell’area del penalmente rilevante,
accompagnata da una riduzione degli spazi di intervento
educativo e preventivo. Nel caso dei minori, tale dinamica è
particolarmente problematica, poiché incide su soggetti in una
fase cruciale della formazione dell’identità.
Dal punto
di vista sistemico, la crisi delle agenzie educative
contribuisce a rafforzare la percezione di insicurezza,
alimentando un circolo vizioso. L’inefficacia delle politiche
preventive accresce la visibilità dei comportamenti devianti,
che a loro volta generano richieste di intervento penale sempre
più incisive. Il diritto penale, così sollecitato, interviene su
un terreno già compromesso, senza poter offrire soluzioni
durature. La frustrazione che ne deriva tende a tradursi in
ulteriori richieste di inasprimento, in una spirale che
allontana progressivamente il sistema dalle sue finalità
originarie.
In questo
contesto, la giustizia minorile appare come uno degli ultimi
spazi in cui è ancora possibile sperimentare una risposta
integrata, capace di coniugare intervento giudiziario e
politiche sociali. Tuttavia, tale possibilità è condizionata
dalla volontà politica di investire in modo stabile nelle
agenzie educative e nei servizi di supporto. Senza questo
investimento, ogni riforma della punibilità rischia di essere un
intervento cosmetico, destinato a produrre effetti marginali o
addirittura controproducenti.
Il capitolo ha inteso
mettere in luce come la domanda di anticipazione penale sia
spesso il riflesso di un vuoto istituzionale più ampio. La
devianza minorile diventa, in questo senso, uno specchio delle
fragilità del sistema di welfare e delle politiche educative.
Nel capitolo successivo, l’analisi si sposterà sulla funzione
simbolica del diritto penale e sul ruolo del linguaggio pubblico
nella costruzione delle risposte normative, per comprendere come
la crisi delle agenzie educative venga tradotta, sul piano
discorsivo, in richieste di punizione.
Note
-
Sulla funzione delle agenzie
educative nella prevenzione della devianza, v.
F. Palidda,
Sociologia della devianza,
Milano, 2011.
-
A. Baratta,
Criminologia critica e critica
del diritto penale,
Bologna, 2012.
-
Sulla relazione tra politiche
sociali e giustizia minorile, cfr. D. Melossi,
Il controllo sociale,
Bologna, 2002.
-
Ministero
della Giustizia, Dipartimento per la giustizia
minorile e di comunità,
Relazioni annuali.
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